martedì 29 marzo 2011

Il legame tra la soddisfazione e la fedeltà del cliente.

I principali benefici che si possono ottenere, se si riescono a soddisfare i propri clienti, sono di seguito riportati:

Fedeltà:
I clienti soddisfatti continuano a comprare da noi.

Fidelizzazione:
I clienti soddisfatti comprano meno dai nostri competitor

Up-selling:
I clienti soddisfatti comprano i nostri servizi di fascia più alta.

Cross-selling:
I clienti soddisfatti comprano i nostri servizi che soddisfano altri loro bisogni.

Passaparola:
I clienti soddisfatti mi fanno acquisire nuovi clienti.

Infatti, con il passaparola e l'aumento della clientela e quindi di una quota di mercato crescente siamo in presenza di ricavi maggiori.

I clienti più soddisfatti continuano a comprare sempre dallo stesso fornitore e meno dai competitor, comprano prodotti o servizi di fascia sempre più alta si fidano del fornitore e quindi acquistano anche altri suoi pr0dotti/servizi per soddisfare bisogni ogni volta più importanti, suggerendo inoltre il fornitore ai propri amici.

Questi effetti sul comportamento del cliente ne determinano altrettanti, positivi sulla quota di mercato e sulla quota di cliente dell'azienda, oltre a influenzare positivamente il numero di clienti e quindi, in ultima analisi, i ricavi dell'azienda abile nel soddisfarli. D'altra parte, gestire clienti fedeli costa meno, perché questi conoscono meglio i prodotti e servizi dell'azienda, hanno meno bisogno di supporto e assistenza post-vendita e generano pertanto minori costi operativi.
In ultima analisi, soddisfare i clienti conviene: se soddisfo e fidelizzo, ho maggiori margini perché ho ricavi superiori e costi inferiori! Di conseguenza: aumenta il valore del titolo e dell'impresa

Le determinanti della soddisfazione: come individuarle e influenzarle concretamente

Il cliente si sente soddisfatto quando ottiene dall'azienda prodotti e servizi a cui lui conferisce un valore superiore al prezzo che l'azienda gli richiede, in coerenza con la formula concettuale di seguito riportata:

Soddisfazione = Valore - Prezzo

Cos'é il valore?

Il valore è quanto io, cliente, valuto gli attributi di un prodotto/servizio, relazione ai bisogni che quegli attributi soddisfano e ai problemi che mi risolvono.

In tal senso, il valore in fase d'acquisto si basa su una stima, una previsione, mentre in fase d'uso rappresenta la mia valutazione dell'insieme degli attributi che sperimento di quel prodotto/servizio. E più quegli attributi soddisfano i miei bisogni o risolvono i miei problemi, più per me l'acquisto é di valore.

Cos'é il prezzo?

Il prezzo è la somma di tutte le componenti di costo che devo pagare per ottenere e utilizzare il prodotto/servizio.

In tal senso, sarebbe riduttivo pensare ai soli costi monetari, di cui debbo farmi carico come cliente. I costi possono essere sia monetari, sia legati all'impegno di tempo e di altre mie risorse, che debbo impegnare per fruire del prodotto/servizio.

Obiettivo prioritario deve essere la riduzione dei costi non monetari, che non si traducono in profitti per l'azienda, ma impattano negativamente sulla soddisfazione.

Vincenzo D'Angelo



lunedì 7 marzo 2011

Formulazione delle strategie.

Le scelte di marketing mix sono dirette a rendere evidenti e concrete le promesse rivolte al mercato/obiettivo.

Per questo il marketing mix è considerato la punta dell'iceberg costituito dalle politiche commerciali, e per il suo potere segnaletico nei confronti dei clienti e dei concorrenti richiede la massima attenzione. Un prezzo non in linea con le attese del mercato, oppure la modifica frequente della formulazione di un prodotto possono indebolire l'identità del prodotto stesso, e far perdere efficacia al posizionamento.

Per tale ragione il contributo di tutta l'azienda è essenziale.
Quale prodotto potrebbe offrire il marketing senza la collaborazione della funzione produttiva?
Quale prezzo si potrebbe presentare ai clienti senza il ruolo della forza vendita?

In buona sostanza non è il marketing mix che crea valore, ma è con il marketing mix: tutto il processo di marketing deve rispettare una logica deduttiva e arrivare alla scelta delle azioni.

Il marketing deve innanzitutto costruire relazioni.

Vincenzo D'Angelo

domenica 30 gennaio 2011

I sistemi rappresentazionali sono: Visivo, Auditivo, e Cinestesico.



Il Visivo, V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K. Quest'ultimo fa riferimento alla preferenza per il tatto, il gusto e l'olfatto.
I Visivi amano sopra ogni cosa vedere, guardare, definire, luce, colori, prospettiva, osservare, sguardo, delineare, tracciare, dipingere, disegnare. Chi utilizza la vista come canale privilegiato, quindi, si aspetta di sentir parlare con questo linguaggio, perché è quello che conosce meglio ed è quello che rappresenta nel modo migliore le forme dei suoi pensieri.
Gli Auditivi sono coloro che descrivono le proprie esperienze soprattutto con termini come sentire, ascoltare, armonia, musica, parole, scrittura, lingua, traduzione, conversazione, audio, sintonizzarsi, cantare, leggere.
I cinestesici, sono molto numerosi nella popolazione umana, i segnali per individuarli non sono poi cosi difficili. Il loro mondo è fatto di parole come sensazione, emozione, toccare, concreto, pratico, sentimento, percepire, solido, sperimentare, sentire, costruire, tastare, abbracciare, approfondire.
Per scoprire i gruppi "sensoriali" non ci vuole solo buon orecchio, per cogliere i segnali interessanti che spesso non sono dove ce li aspettavamo. Se entriamo in un dialogo, abbiamo scarse probabilità di farci capire (e di essere ascoltati) se prima non abbiamo saputo ascoltare “con attenzione e partecipazione” – e anche riflettere.
Dice Karl Menninger: «Ascoltare è una cosa magnetica e speciale, una forza creativa. Gli amici che ci ascoltano sono quelli cui ci avviciniamo. Essere ascoltati ci crea, ci fa aprire ed espandere».
Usare un linguaggio positivo ci aiuta a far partire il discorso sempre con "il piede giusto". Chi ci sente parlare con termini come "sviluppo", "soluzione", "fiducia", è certo ben contento di starci a sentire e sarà più disponibile ad ascoltare le nostre idee. Per chiarire meglio questo punto, è importante aggiungere altre due considerazioni:
Far uso di una terminologia positiva o negativa dipende dal nostro modo di guardare e valutare le cose. Questo per dire che, se vediamo la vita come un campo minato sempre pronto a procurarci qualche ferita, sarà poi impossibile usare un linguaggio positivo.
La comunicazione, secondo me, si poggia sempre su basi di etica. Se usiamo parole ricche di messaggi positivi per convincere il prossimo della nostra buona fede e poi commettiamo crimini di ogni genere, allora prendiamo in giro noi stessi (insieme agli altri).
Non è possibile "vedere" quello che è contenuto nel cervello, perchè i pensieri sono impulsi elettrici che hanno un'origine chimica. Le idee sono scariche di energia che nascono e si dissolvono nel buio dei misteri cerebrali e non è possibile catturarli in una rete, per poi analizzarli con tutta calma.
Questo presupposto guida Watzlawick in direzione di un approccio alla comunicazione umana che egli stesso definisce "pragmatico", ovvero pratico, comportamentale e relazionale. Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto, e un aspetto di "comando", di relazione.
Ed è questo secondo aspetto che imprime una forma al contenuto, che ne definisce il significato come metacomunicazione. Watzlawick aggiunge che "sembra che quanto più una relazione è spontanea e 'sana', tanto più l'aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo. Viceversa, le relazioni 'malate' sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l'aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante." E' probabile che chi legge abbia fatto un'esperienza di questo genere, ovvero di scambi di opinioni, di discussioni o di litigi che avevano come oggetto argomenti di nessuna importanza. In casi simili, quello che è in gioco non è la scelta di un mobile rosso o di una lampada blu, ma la definizione di "chi gioca quale ruolo" all'interno della relazione interpersonale.
Le ricerche e le osservazioni di Watzlawick hanno condotto alla distinzione di due possibili modi di mettersi in relazione con l'altro. Il primo, che l'autore chiama relazione simmetrica, è caratterizzato da un piano di partenza paritario, dove le persone coinvolte si misurano con l'assunto di essere uguali. La simmetria, se corre troppo oltre i suoi presupposti, può degenerare in patologia, ovvero in una dinamica di competizione per dimostrare che "io sono migliore di te".
Il secondo tipo di relazione è segnata dalla complementarietà. In questo modello, chi partecipa alla relazione si comporta in modo tale da situarsi in una posizione di superiorità oppure di inferiorità nei confronti dell'altro. Per comprendere appieno cosa significa la complementarietà, è importante aver chiaro che è possibile imporre all'altro la propria "superiorità" solo se questi è disposto ad accettarla, e viceversa. Il legame complementare, quando diventa patologico, allarga la forbice della differenza fino agli estremi e, chi domina, lo fa in forma sempre più assoluta.
La relazione è un sistema dove i comportamenti sono circolari: non è possibile stabilire quale è la causa e quale l’effetto, cosa viene prima e cosa viene dopo. Ogni comportamento è, insieme, azione e risposta ad un'altro comportamento. La circolarità mette fuori campo il dualismocausa-effetto che, come uno stampo, ha dato forma per secoli a tutti i discorsi della scienza. Il sistema delle persone-che-comunicano-con-altre-persone è sempre un universo a sé stante, governato da regole e processi propri. Quando le regole che tengono in vita il sistema fanno "corto circuito", la comunicazione si ammala e può essere guarita solo da chi, con un intervento esterno, può modificare le regole del gioco.
Quello che ci interessa davvero, è comprendere e saper utilizzare le domande che arrivano al cuore di una questione. Un passo dopo l'altro, ci conducono proprio là dove volevamo arrivare. Questo genere di domande, prima di ogni altro requisito, mettono in cima a tutto la chiarezza dell'intenzione. Che cosa vogliamo fare con questa richiesta? Dove vogliamo arrivare? Che ci aspettiamo dall'altro?
Insieme a questo passaggio essenziale, disegniamo e ricordiamo i tratti distintivi del destinatario della domanda. Che genere di persona è? Che cosa si aspetta da me? Questo genere di informazioni di base, a proposito dell'obiettivo e del destinatario del messaggio, sono scolpite nella pietra e bisogna tenerle davanti agli occhi in qualsiasi contesto di comunicazione. Ecco, mancava all'appello proprio lui: il contesto. Ogni relazione comunicativa ha il suo habitat, il suo specifico contesto, dove io gioco un ruolo, tu ne giochi un altro e siamo dentro un mondo di conoscenze e significati condivisi.
Lo psicologo Abraham Maslow definì una “gerarchia dei bisogni” o necessità.
Inizialmente individua 5 livelli attraverso i quali, l'uomo si realizza passando e soddisfacendo progressivamente per i vari stadi:
  1. Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)
  2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
  3. Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione )
  4. Bisogni di stima, di prestigio, di successo
  5. Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).
Fino a quando non sarà appagato il livello più basso non si sentirà la necessità di salire di livello.

giovedì 13 gennaio 2011

Come gestire la vendita dei prodotti o servizi.

Innanzitutto bisogna tenere bene a mente le fasi della vendita che si possono come appresso sintetizzare:
- Approcio
- Indagine (chicocopequado)
- Stimolazione
- Presentazione del progetto
- Chiusura (conclusione contratto)

La fase di vendita o scala comoda da salire con calma :

- Stabilire il rapporto prima con se stesso
- Identificare il bisogno
- Constatare il bisogno
- Proporre un progetto
- Gestione delle obiezioni
- Soddisfare il bisogno.

Essere Assertivi aiuta molto i venditori nel proprio lavoro.

Cominciamo ad affermare che il successo di ogni azienda è basato principalmente sulla qualità del rapporto con i suoi dipendenti, sulla loro motivazione, sulla loro capacità di sentirsi parte integrante del processo aziendale e sulla loro realizzazione personale e sociale.
Posso affermare, senza aver timore di essere smentito, che la capacità di comunicare è fondamentale per la soluzione di problemi, la riduzione delle ansie e tensioni, nonché per gestire al meglio i conflitti. Purtroppo, nella realtà delle nostre imprese, ciò non accade spesso. Molti imprenditori, manager, dirigenti ma anche semplici "capi reparto" dovrebbero, imparare a comunicare meglio nonché cercare di sviluppare le proprie caratteristiche "assertive" (perché tutti noi ne abbiamo, solo che in molti giacciono nascoste).

Il significato del termine assertivo, che nella lingua italiana è quello di affermativo; ed affermativo a sua volta, è sinonimo di positivo. Pertanto è chiaro che una persona assertiva non potrà mai approcciare i problemi e la vita, in genere, pensando in maniera negativa. (va ricordato che i negativi perdono due volte, un positivo al di più può perdere una sola volta).
Essere assertivi, significa saper comunicare senza troppe paure, esprimere con autorevolezza (e mai autorità) il proprio punto di vista senza sopraffare quello degli altri, raggiungere i propri obiettivi senza essere aggressivi, rispettando i desideri e gli obiettivi di chi abbiamo intorno, ascoltare le persone in maniera attiva (sono sempre più rare le persone che sanno ascoltare, che non fanno solo finta), assumersi le proprie responsabilità nonché possedere quel coraggio e quella decisione che derivano da una buona stima di sé.

Una persona con tali capacità è principalmente un Positivo . Riuscire a comportarsi in questo modo richiede il possesso di determinate abilità sia a livello di pensiero sia di comportamento. Tutto ciò può aiutarci a migliorare il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi. Provate a fare un gioco e confrontatevi con le seguenti caratteristiche tipiche di una persona assertiva:
  • Il suo modo di pensare: è importante credere in se stessi.
  • L'immagine che ha di sè: ha un'immagine positiva.
  • Le emozioni che prova: manifesta liberamente le sue emozioni che sono di solito d'interesse, eccitazione, serenità, gioia di vivere, benessere. E' ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiducioso e riflessivo di fronte ai problemi, ha buone capacità di gestire l'ansia.
  • Le motivazioni che lo accompagnano: è molto motivato, attivo, tenace, passionale, ama interagire con le altre persone. E' motivato al proprio sviluppo personale nonché a correggere i propri errori. E' motivato e determinato ad assumersi le proprie responsabilità e a far valere i propri diritti, ama fare progetti, essere attivo e comunicare.
  • I comportamenti che adotta: è attivo nell'affrontare i problemi, sa correre dei rischi, sa dire di no con il sorriso sulle labbra, esprime con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni.
  • La sua comunicazione verbale: per esempio, "Ho preso questa decisione, Tu cosa pensi?" oppure "Mi piacerebbe conoscere anche il Tuo pensiero su questo problema".
  • La sua comunicazione non verbale: guarda negli occhi le persone con cui parla, mostra interesse, con l'espressione del viso accompagna ciò che dice, i gesti sono fluenti, non è rigido, la postura è di apertura verso l'altro. Il tono della voce è chiaro e congruente al messaggio.
Vi invito a riflettere su queste parole:

ogni individuo non è solo "quello che ha" per i tratti ereditari che gli sono lasciati alla sua nascita ma è anche e soprattutto "quello che è e può diventare nel corso della vita" grazie al condizionamento ambientale continuo e variabile: della famiglia, della scuola, dell'ambiente di lavoro e della società in cui vive. Se tali ambienti possono condizionare in negativo è altrettanto vero che ciò può accadere anche in positivo e quindi, modificando il proprio stile di vita si può ambire a migliorarci, riuscendo a tirare fuori il meglio di noi da dentro per cercare di diventare più "assertivi".

Possiamo quindi riassumere che essere assertivi significa "Comunicare bene con le altre persone, difendendo i propri diritti senza violare o calpestare quelli degli altri".

Da non trascurare la scala dei toni emozionali che possiamo cosi come di seguito riepilogare:

  • Entusiasmo
  • Allegria
  • Conservatorismo
  • Noia
  • Antagonismo
  • Collera
  • Ostilità nascosta/Paura
  • Afflizione
  • Apatia ( energia 0)

Fonte. Giancarlo Fornei

Vincenzo D'Angelo


martedì 11 gennaio 2011

Come evitare le recensioni negative?

A cosa porterebbe se fossimo in grado di leggere nella mente dei nostri clienti? Si avrebbe di certo un grande potere nelle nostre mani, quello di intercettare qualsiasi lamentela, pensiero negativo e fastidio, e fare subito in modo di rimediare al problema. In più, niente più recensioni false, tendenziose, negative o diffamatorie. La brand reputation diverrebbe in brevissimo tempo immacolata.

Certo questo è solo un sogno ad occhi aperti, nessuno può “leggere nel pensiero”. Al contrario, allenare gli occhi e le orecchie di tutto il team ad intercettare i malumori dei clienti, non solo è possibile, ma anche fortemente raccomandato: imparare a captare l’insoddisfazione può avere un’incredibile ricaduta positiva sul hotel.

Staff Training: imparare il galateo dell’ascolto e della richiesta
Molto spesso ci si ritrova in situazioni in cui è chiaro che il front office o la cameriera al piano che ha di fronte il cliente, non è intenzionata ad ascoltare che cosa non va nella camera o di cosa ho bisogno.

Questo non deve mai accadere: ogni membro dello staff deve capire che il suo lavoro non è solo rispondere al telefono, né rifare la camera, né rassettare i tavoli. Il suo lavoro è servire l’ospite.

Abituarsi a creare delle vere e proprie occasioni di dialogo con il cliente ed a svolgere determinate “azioni preventive” o correttive:

“Leggere” i comportamenti del cliente: Osservare più possibile le facce, le espressioni, il tono di voce dei clienti nel salotto, nel centro wellness o in sala colazione. Prendete qualche telefonata dalle camere e cercate di capire se l’ospite è tranquillo o alterato. È come una caccia al tesoro: dovete individuare se c’è qualcuno di malumore. Rivolgendo alle persone giuste la domanda “Tutto a posto? Ha bisogno di qualcosa?”, darete l’opportunità al vostro ospite di dire che cosa non va e potrete intervenire immediatamente.

Disponibilità: Sebbene possa sembrare scontato, dovete allenare i vostri collaboratori a sorridere e soprattutto ad agire. Insegnate loro che se si accorgono che c’è un problema, non devono far finta di niente sperando che gli ospiti non se ne accorgano, o addirittura aspettate che sia il cliente a lamentarsi, ma intervenire subito di propria iniziativa.

Le domande prima del check-out: per prevenire le lamentele non c’è niente di meglio che saggiare il terreno con il cliente il primo giorno di permanenza. Chiamatelo in camera, chiedete se manca qualcosa, se ha bisogno di niente, se tutto funziona. Non sarete invadenti, ma darete la possibilità all’ospite di comunicarvi immediatamente dei disservizi senza neanche scomodarsi a chiamare il front desk.

Le domande al check-out: invece del solito “Com’è stato il vostro soggiorno?“, al check-out cercate di attivarvi con domande più concrete e dirette, del tipo: “Posso chiederle se avremmo potuto fare qualcosa di più per rendere il vostro soggiorno migliore?“, “Avete riscontrato problemi in camera o con la colazione?”. Esprimetevi con sincerità e senza formalità, facendo capire al cliente che non si tratta di una domanda retorica, così da dare al cliente la possibilità di sfogare la sua insoddisfazione subito, e non dopo la sua partenza, magari on-line.

Tracciate l’andamento delle lamentele ricevute:

Perché non create un documento unico per il vostro staff da riempire con le lamentele che volta per volta vengono espresse a voce, un po’ come fate con i dati relativi alle prenotazioni? Queste, insieme alle recensioni on-line, vi daranno un quadro chiaro della situazione e vi faranno capire dove poter intervenire per evitarne altre.

Come affrontare faccia a faccia il “cliente insoddisfatto”?

Né voi né alcuno dei vostri collaboratori vorreste trovarvi in un tete-a-tete con il cliente arrabbiato, eppure capita più spesso di quanto si possa immaginare: di fatto il faccia a faccia può rivelarsi l’unica chance di riscatto per il vostro hotel, o trasformarsi al contrario nell’ineluttabile disfatta che renderà il vostro ospite capace di dire su TripAdvisor “non ci tornerò mai più”.

Allora come comportarsi quando ci si trova in certe situazioni spinose?:

1. Ascoltate senza interrompere
2. Dimostrate la vostra attenzione con affermazioni come “va bene”, “la capisco”, “provvederò subito”
3. Scusatevi sempre per l’accaduto: non c’è niente di peggio che veder scritto da qualche parte affermazioni del tipo ”nessuno si è preoccupato di noi, nessuno ci ha chiesto scusa”.

Fonte: Booking
Vincenzo D'Angelo

Last hour, last minute, last second. Come gestire i prezzi?

Come gestire tutti quei clienti che in numero sempre maggiore prenotano sotto data?
Come evitare di farsi prendere dal panico per le camere vuote ed abbassare la tariffe troppo presto? I clienti che prenotano sotto data, last hour, last minute e last second sono sempre di più: sia in Italia che nel mondo è un trend in crescita ormai consolidato.

Questo dipende soprattutto da due fattori: il primo sono le mutate abitudini dei consumatori. Intanto, grazie ai nuovi strumenti e alle tecnologie mobile, questi hanno guadagnato la possibilità di prenotare “real-time” persino durante il viaggio.(”Travel Mobile: in crescita le prenotazioni last minute e last hour“).

Inoltre, la crisi ha creato anche maggior instabilità e un notevole abbassamento della qualità della vita, così che in molti non se la sentono più di prenotare con largo anticipo.

La seconda motivazione è sicuramente da individuare negli errori di gestione del pricing da parte degli albergatori che negli ultimi due anni: tra la guerra al ribasso delle tariffe per scalzare la concorrenza e le “tariffe da panico di albergo vuoto”, ovvero i prezzi stracciati delle camere invendute già qualche settimana prima della data, gli utenti sono stati abituati a pensare che prenotare sotto data è sinonimo di “svendita”.

Ma se è vero che un forte sconto va bene per il last minute, è impensabile gestire con tariffe troppo basse anche le prenotazioni dei 10-15 giorni antecedenti la data.

Perché non iniziare questo 2011 cercando di rieducare i clienti a prenotare in anticipo? Perché non far tornare di moda l’equazione “anticipo = risparmio”?

Se non fate revenue, almeno usate il buon senso.

Due sono le cose molto importanti:
Non lasciarsi prendere dal panico sotto data, poiché lanciare sul mercato tariffe da last minute anche poche settimane prima della data in questione danneggerà non solo l’hotel, ma l’intero comparto dell’ospitalità.

Proporre tariffe in continuo, leggero aumento via via che ci si avvicina alla data, rendendo chiaro all’utente che visita il sito, che soltanto prenotando oggi avrà la certezza di risparmiare, e che il prezzo tra una o due settimane non sarà più lo stesso, ma sicuramente sempre più alto.

Solo in questo modo si verrà a creare un’urgenza nell’utente che lo spingerà a prenotare con maggiore anticipo: “E’ un sistema che funziona con le conferenze e con le compagnie aeree, perché non può funzionare nel settore alberghiero, soprattutto quando sappiamo che la gente trova il nostro sito e legge di noi spesso con settimane di anticipo?”

Fonte: Booking
Vincenzo D'Angelo

mercoledì 5 gennaio 2011

Ottimizzare una campagna eventi

Natale e Capodanno, si sa, sono giorni caldi per il settore alberghiero, date importanti soprattutto per chi lavora in strutture a forte vocazione turistica. Ecco perché, per incentivare le prenotazioni e le visite sul sito in un momento in cui la concorrenza sembra ancora più agguerrita che in altri momenti dell’anno, vale decisamente la pena lanciare attività di web marketing strettamente connesse alle festività.

Per fare questo il primo passo importante da affrontare è la creazione di pacchetti e offerte speciali pensati per il Natale, il Capodanno e l’Epifania, magari diversificati a seconda della vostra clientela target (coppie, famiglie, anziani), dopodiché potrete promuoverli attraverso una miriade di iniziative, dall’article marketing ed i comunicati stampa, al passaparola sui social network, dall’e-mail marketing ai banner, fino alle campagne Adwords.
Come creare una campagna PPC ottimizzata per le festività
Se scegliete di lanciare una campagna pay-per-click ad hoc per una data particolare, ricordate che l’ottimizzazione comincia prima di tutto sul sito dell’hotel, non sulla piattaforma Adwords:

L’offerta speciale e la landing page: come abbiamo detto, il pretesto per promuovere l’hotel in occasione di feste particolari, è la creazione di pacchetti ed offerte speciali pensate espressamente per l’occasione. Allestite un’offerta dal nome accattivante e dedicatele una pagina indipendente all’interno del sito da utilizzare come landing page per gli annunci, con belle immagini e contenuti persuasivi, call-to-action bene in vista e testi ottimizzati per il set di parole chiave che avete scelto per la vostra campagna Adwords. Date alla pagina un URL scelto in ottica SEO (es: www.sorrisoresort.it/offerta-capodanno-2010-forio).

La landing page è davvero decisiva per la vostra campagna, perché ha una diretta ricaduta sul punteggio di qualità che Google vi attribuisce, dunque deve essere pertinente alle parole chiave scelte, all’annuncio collegato e con un buon tempo di download.

Le parole chiave: la prima cosa da fare per allestire una campagna è selezionare più parole chiave possibile, sempre e comunque legate alla vostra destinazione, dalle più generiche a quelle long tail. Solo in un secondo momento sarete in grado di decidere su quali vi conviene puntare il budget, mettendo in pausa le parole più costose, magari con troppe impression e pochi click.
Impostazioni della campagna: create con le parole che avete scelto dei gruppi di annunci indipendenti legati al Capodanno e alle altre festività, uno per ogni lingua, e selezionate con attenzione i Paesi di diffusione, puntando ovviamente su quelli in cui si concentra la vostra clientela abituale. Se volete comparire anche su iPhone e Smartphone, vi consiglio di creare un ulteriore gruppo di annunci indipendente con la funzione click-to-call.

Gli annunci: create per ogni gruppo almeno tre annunci, di cui uno dinamico. Fate in modo che gli annunci siano molto diversi: alcuni indicheranno il costo dell’offerta, altri i benefit o la location dell’hotel, altri più coinvolgenti emotivamente, magari con una call to action vistosa. Una volta on-line, testateli giorno per giorno, cercando di escludere quelli con CTR troppo basso. Non affrontate più di una o due modifiche insieme, altrimenti non avrete la percezione di quali di loro abbiano avuto un effetto positivo sui risultati. Ricordate di farli tutti puntare alla pagina dell’offerta di cui parla l’annuncio, nella relativa lingua del gruppo di annunci.

Monitoraggio: Controllate anche più volte al giorno l’andamento della campagna, in particolare per aggiustare l’importo del bidding per ogni parola chiave. Se possibile, fate in modo che i vostri annunci rimangano visibili durante tutto l’arco della giornata.

Fonte: booking
Vincenzo D'Angelo

lunedì 15 novembre 2010

L’Analisi strategica

Nel Piano di sviluppo l’Analisi strategica rappresenta la prima parte e contiene la storia dell’azienda, il profilo dei soci e delle risorse impegnate nella gestione, la descrizione dei prodotti/servizi offerti e la tipologia della clientela servita.

Il grado di dettaglio di questa parte è naturalmente funzione della finalità della redazione del Piano e dei destinatari cui è rivolto, ma l’aspetto centrale di questa parte è rappresentata dall’analisi finalizzata ad evidenziare i punti di forza e di debolezza dell’impresa misurandone nel contempo anche il grado di forza.

Quest’approccio, che non può prescindere dall’osservazione dei concorrenti diretti o indiretti (benchmarking), comprende anche l’analisi delle opportunità e delle minacce provenienti dal mercato di riferimento dell’impresa.

Il portato di quest’analisi è una matrice (o quadro di sintesi) che fornisce preziose indicazioni a chi è preposto alla formulazione delle scelte (vedi schema sottostante).

RILEVANZA

PUNTI DI FORZA

PUNTI DI DEBOLEZZA

OPPORTUNITA'

MINACCE

BASSA

MEDIA

ALTA

L’acquisizione di conoscenze in merito alla domanda, alle sue esigenze e al comportamento tenuto dalle altre aziende del settore consente all’imprenditore di valutare non solo il grado di efficacia delle proprie strategie, ma anche di cogliere le opportunità di mercato mancanti.

Fonte: Booking

Vincenzo D'Angelo


giovedì 4 novembre 2010

Il piano di sviluppo. Indispensabile.

Il Piano di sviluppo, come visto, può avere molteplici fruitori/destinatari. Per cominciare, risulta indispensabile all’imprenditore preposto alla direzione delle imprese alberghiere per verificare in anticipo la probabilità di successo di un nuovo piano degli investimenti atto a modificare la forza competitiva dell’impresa.

Sempre restando all’interno dei confini organizzativi, il Piano di sviluppo risulta utile per il personale aziendale; infatti, è necessario che tutti i protagonisti della produzione del servizio operino in modo corale, avendo condiviso la strategia dell’impresa.

Inoltre, il Piano di sviluppo rappresenta un valido strumento di conoscenza per gli interlocutori esterni quali banche, investitori, ecc. Con l’entrata in vigore degli accordi di Basilea II, gli istituti di credito eroganti richiedono questa documentazione ai fini della valutazione dell’affidabilità aziendale, a sua volta strumentale per l’assegnazione del rating all’impresa richiedente.

Frequenti sono anche i casi in cui si decide di ampliare la compagine societaria, mediante l’ingresso di nuovi soci. In questo caso il Piano di sviluppo rappresenta l’elemento indispensabile di valutazione della convenienza dell’investimento.

Vincenzo D'Angelo

sabato 16 ottobre 2010

Il cambiamento, evoluzione, cambi di rotta e posizioni contrastanti

Il turismo si sa, è uno dei settori più competitivi del mondo on-line, caratterizzato da uno straordinario scenario fatto di continui cambiamenti, evoluzioni, cambi di rotta e posizioni contrastanti.

Per questo l’hotel non può e non deve rimanere un’entità statica all’interno di questo panorama: l’albergatore ed il suo staff dovrebbero rimanere costantemente aggiornati sui trand di settore a livello locale ma anche internazionale, ed abbracciare le innovazioni tecnologiche con coscienza e passione, considerandole alla stregua di nuove possibilità di vendita, di promozione e di crescita.

Eppure i cambiamenti e le innovazioni non sempre piacciono: cambiare significa mettersi alla prova, sfidare la concorrenza in modo diretto e, soprattutto, rischiare.

E mentre il mondo del turismo cresce e si evolve, specie sotto il profilo on-line, non posso far a meno di pensare al mercato italiano come indietro, ancora titubante ad accogliere e sfruttare la cultura di nuovi trend, come il revenue management e il social media marketing, una realtà condannata ad un immobilismo ancora troppo diffuso dalla paura del cambiamento.

In un’interessante intervista telefonica, la consulente turistica Geraldine Daly, mette perfettamente a fuoco questa situazione e lancia una sfida importante agli hotel: imparare ad abbracciare e a cavalcare l’onda del cambiamento, modificando il proprio modo di pensare e soprattutto di operare.

I cambiamenti costituiscono un vantaggio competitivo

Il primo e più importante motivo per cui è importante accettare e abbracciare i cambiamenti è la necessità di rimanere al passo con i tempi ed acquisire, quando è possibile un “vantaggio competitivo”, rispetto ai diretti competitor: “E’ nell’interesse di ogni hotel indipendente e di ogni catena abbracciare i cambiamenti il più velocemente possibile, in modo da poter mantenere un vantaggio competitivo, in modo da sopravvivere, e in modo che i nostri prodotti e servizi possano evolversi insieme alla domanda dei clienti, che è in continuo cambiamento.”


5 Consigli per imboccare la buona strada del cambiamento

Dunque come possono gli hotel imparare a crescere attraverso i cambiamenti? Quali sono le attività che possono aiutarli in questo difficile processo?

1. Ascoltare gli esperti ed informarsi su tutti i trend del turismo internazionale: ad esempio Amadeus ha recentemente dichiarato che entro il 2020 l’Asia rappresenterà il 30% dell’attività e della spesa travel, dunque è importante concentrare l’attenzione su questi mercati emergenti ed essere pronti ad accoglierli.


È importante capire come cambiano i gusti e le modalità di prenotazione degli utenti, tenendo sott’occhio tutti i settori leader del turismo, come quello delle compagnie aeree, solitamente fonti delle maggiori innovazioni strategiche.

I mega trend non interessano solo le grandi catene alberghiere e proprio per non soccombere a queste, è importante che gli hotel indipendenti
continuino a lavorare per garantire ai propri clienti un’esperienza unica e diversa.

2. È fondamentale imparare a monitorare ed analizzare i propri risultati attuali attraverso strumenti di web analytics (la Daly consiglia Google Analytics) che mettano in evidenza i punti di forza e di debolezza del sito web dell’hotel, quali sono le campagne con più alto ROI, quali siano le
attività che portano o meno conversioni: “Questo aiuta a predisporre dei forecast futuri e sapere perché e da dove i vostri clienti provengono.

Perché stanno soggiornando da voi? Perché hanno scelto voi invece di un altro hotel?”

3. Ottimizzare la produttività ed implementare le attività più redditizie: essere operativi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 è davvero necessario per offrire la migliore esperienza di viaggio al cliente. Ma è ancora più importante concentrarsi sulle attività dell’hotel che fruttano davvero, eliminando quelle che costituiscono principalmente solo una perdita: “Sono finiti i tempi in cui si poteva dire: - Bene, la nostra SPA è in perdita,
ma la teniamo aperta per 2 dei nostri 40 clienti che stanno con noi perché piace loro sapere che c’è.”

4. Pianificare le attività dell’hotel per tempo, su base annuale, per avere sempre le idee chiare su come procedere, e rendere l’hotel sempre più capace di offrire una moltitudine di servizi al cliente.

5. Per coinvolgere nei processi di cambiamento e di crescita l’intero hotel e diffondere un nuovo modo di considerare il brand e una nuova cultura, è importante individuare nello staff le persone dotate di leadership che possano favorire certi cambiamenti: “In una ricerca di alcuni anni fa, vennero presi i 10 migliori hotel nel mondo e vennero identificati i fattori che avevano in comune: ciò che condividevano erano grandi leader come general manager. Eppure non provenivano tutti da un background nell’ambito dell’ospitalità, alcuni erano contabili, altri avevano operato nel settore marketing, ma era la loro qualità di leader che rendeva grandi i loro hotel.”

Fonte: booking
Vincenzo D'Angelo

mercoledì 13 ottobre 2010

Come premiare chi contribuisce al successo dell'attività.


Per quanto possa sembrare scontato, il Sorriso è il fondamento dell’ospitalità stessa, quella con la “O” maiuscola. Quello che il front desk, i camerieri, gli addetti alle pulizie ed i collaboratori lasciano trasparire di fronte al cliente è lo specchio del rapporto esistente tra lo staff e il direttore o il proprietario dell’hotel: quando non c’è comprensione, collaborazione e condivisione, si viene a creare un vero e proprio “gap” tra le parti.

Capita qualche volta che il management dell’hotel sottovaluti, ignori o addirittura non si accorga delle insoddisfazioni del proprio team e non percepisca la necessità di correre ai ripari, con il pericolo che il “gap” si allarghi sempre più. Eppure la soddisfazione e la realizzazione del dipendente non è mai stata tanto importante come oggi: il benessere dei collaboratori è diventato un vero e proprio indice del benessere dell’hotel e della sua capacità di offrire un servizio davvero superlativo ai clienti.

Ecco perché sono ormai indispensabili le riunioni periodiche di gruppo e one-to-one con ogni reparto dell’Hotel, per ascoltare, risolvere, motivare e migliorare il servizio. Ma attenzione, tutto questo deve basarsi sulla soddisfazione di entrambe le parti, non deve diventare un obbligo indesiderato o una forzatura. È necessario spiegare ai collaboratori le motivazioni che spingono il management dell’hotel a intraprendere una serie di iniziative di conoscenza reciproca. La coercizione è un metodo ormai superato.

Fatte le dovute premesse, è necessario focalizzarsi sugli obiettivi:
  • Catalizzare l’attenzione su nuove idee e progetti
  • Ispirare un clima emotivo positivo
  • Favorire la conoscenza e la nascita di relazioni umane
  • Trasferire il valore della qualità del servizio
  • Ma soprattutto, coinvolgere, motivare
Riconoscimento in denaro sulla base della brand reputation.

L’arte del coinvolgere e del motivare richiede carisma, ma questa purtroppo è una dote che non sempre è presente in chi dirige, e talvolta non basta. Per motivare ci vuole concretezza, evidenza, valore aggiunto. In poche parole: compensi in denaro. Ma come distribuire questi riconoscimenti? Sulla base di quali obiettivi e parametri? È semplice: oggi ci sono fattori evidenti e misurabili quotidianamente sulla base dei quali si può giudicare il lavoro dello staff. Sto parlando delle recensioni, del voto di qualità attribuito dai clienti a loro insindacabile giudizio sui social network. Diventa così facile prevedere degli obiettivi al raggiungimento di un certo posizionamento su TripAdvisor, su Booking, Expedia, ecc.

L’efficacia di questi incentivi è servita al raggiungimento di certi risultati sui social network e soprattutto si ha avuto:
Un netto miglioramento in termini di qualità sul lavoro
La nascita di un fortissimo spirito di squadra tra tutti i membri dello staff indipendentemente dal loro ruolo, tanto che anche i più ostili hanno iniziato a vivere il posto di lavoro non più come subordinati ma un po’ come se si trattasse della propria attività.
Dimostrazione di cortesia e sorrisi smaglianti e sinceri di fronte ai clienti e ai colleghi, maggior cura nei dettagli delle proprie attività.
Aumento dell’interesse alla formazione professionale.
Un graduale spegnersi di quello “spirito di tutela delle inadempienze altrui” che non mirano più solo la proprietà o la direzione, ma il raggiungimento dell’obiettivo finale e quindi il riconoscimento economico del team. Molti hotel hanno già intrapreso questa strada ma la maggior parte ancora crede che il problema siano i clienti troppo esigenti, i direttori poco efficienti, i collaboratori svogliati e i social network mendaci, dove gli ospiti delusi urlano al mondo le lacune della struttura al loro rientro a casa.

Niente di più sbagliato: la soluzione è a portata di mano, ma bisogna crederci e saper premiare chi contribuisce al successo dell’attività.

Fonte: booking
Vincenzo D'Angelo

giovedì 23 settembre 2010

Investire nel proprio staff ripaga.

Sebbene sia importante curare le nuove tecnologie e il web marketing, prima di tutto l’albergatore deve, per così dire, “fare l’albergatore”:
è fondamentale tornare a concentrarsi su quegli elementi base dell’ospitalità senza i quali non sarebbe possibile per l’hotel raggiungere il successo, ovvero una maggiore cura del servizio customer-oriented, la scelta di uno staff professionale e specializzato, e infine una migliore gestione del pricing in linea col mercato:

Investire in staff specializzato ed abbandonare le figure multi-tasking:

A causa della recessione economica, molte strutture hanno scelto di rinunciare ad alcune figure chiave dello staff, affidando al resto del personale troppi compiti contemporaneamente. È necessario invece tornare ad assumere personale specializzato, in particolare nel settore vendite, per creare nuovi contatti e costruire una più solida strategia di vendita per l’hotel.

Affidare a partner web esterni l’Internet marketing per concentrarsi sulle strategie di vendita:
E’ importante che gli albergatori e il suo staff tornino ad allocare tempo e risorse nell’attività di vendita e di creazione di rapporti e contatti duraturi con i propri clienti attraverso una maggiore cura del Customer Relationship Management. Questo è possibile solo se tutte le attività di webmarketing strategiche saranno affidate ad esperti esterni.

Per questo però è necessario individuare web agency preparate, che non si curino solo dell’aspetto estetico del sito ufficiale, ma siano in grado di assumersi le responsabilità relative alle vendite online dell’hotel. Per questo dovrebbero essere in grado di padroneggiare le strategie di SEM (search engine marketing), siano in grado di veicolare pacchetti e promozioni online, l’utilizzo di social media per rafforzare gli inbound link, il blog, la web analytics,l’e-mail marketing e molto altro. Tutti fattori necessari per il successo del sito ufficiale dell’hotel.

Nuove strategie di Revenue Management
Nel periodo di crisi, molti albergatori hanno capito che il revenue management era l’unica valida alternativa all’abbassamento drastico delle tariffe per aumentare l’occupazione, ed hanno appreso tecniche non tese a vendere di più, ma a vendere “meglio”: “Il Revenue Management è stato infatti creato per ottenere solidi profitti netti massimizzando l’occupazione attraverso la migliore gestione delle tariffe e dell’invenduto”.
Fonte: booking
Vincenzo D'Angelo