mercoledì 18 novembre 2009

I ruoli chiave del marketing.

L'impreditore e il manager perseguono uno scopo primario: la massima redditività del ritorno sugli investimenti. Per ottenere questo risultato nel breve periodo, e mantenerlo nel medio devono ottimizzare i processi di scambio di valore con i quattro soggetti chiave ( gli stakeholders) che possono influenzare la dimensione:

  • Con i clienti, proponendo loro, e facendo percepire, un insieme di vantaggi che siano coerenti o superiori a quelli attesi e comunque maggiori dei costi che dovranno sostenere per acquisirli;
  • Con gli azionisti o la proprietà aziendale, i quali forniscono il capitale di rischio per gli investimenti in ricerca, in innovazione, in produzione, in vendita e in cosnsegna e si aspettano di ottenere, in cambio, il capital gain adeguato al loro impegno;
  • Con i fornitori partner, che collaborano nella formazione del valore attraverso la fornitura , intermediazioni, informazioni e consulenza quando ritengono di poter ottenere ritorni adeguati alla fornitura e all'impegno;
  • Con i dipendenti, i quali forniscono il massimo contributo professionale alla creazione di valore per il cliente se pensano di ottenere, e otterranno, ricchezza economica, autorealizzazione sul lavoro, opportunità di crescita professionale.
La sfida dell'imprenditore e del manager pertanto è innanzitutto quella di definire le strategie e le tattiche più efficaci per creare un circolo virtuoso di scambio di valore win-win con i quattro soggetti.

Che cos'è il valore?

Il valore è la somma di tutti i vantaggi che un soggetto ritiene di poter ottenere rispetto alle sue aspettative, cioè rispetto a un'offerta ideale che può comprendere, per esempio, il prodotto, il servizio, la relazione, l'assistenza la sostituzione.
Dal valore e dal livello di soddisfazione attesi, dipende il costo che il potenziale cliente si rende disponibile a pagare.

Nei processi di marketing, il cliente diventa l'elemento centrale delle politiche dell'organizzazione: si tratta di un cliente che, evolvendosi, ha via via soddisfatto i suoi bisogni elementari e standardizzati e ha sviluppato una maggior consapevolezza dei comportamenti d'acquisto e aspettative crescenti, molto articolate.

Per questo, compito prioritario che assolve la funzione marketing, è capire con precisione, prima di assumere qualunque decisione, tutti i vantaggi che il cliente si aspetta e che costituiscono il valore che è disposto a premiare.

Seneca e la ricerca "di ciò che è meglio da farsi"
Seneca nel De vita beata ci ricorda che nella morale sarebbe opportuno evitare le vie comuni, percorse dai più. Scrive infatti il filosofo: "Sono proprio le strade più frequentate e più conosciute a trarre maggiormente in inganno. Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore, il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno. E niente ci tira addosso i mali peggiori come l'andar dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori. Cerchiamo dunque quello che sia meglio da farsi, non quello che è più scontato".

martedì 17 novembre 2009

OTA come “motori di ricerca” di viaggio.

Expedia, Mobissimo, Travelzoo, Orbitz, HRS trattano il tema delle OTA come veri e propri “motori di ricerca” di viaggio. Diventeranno davvero motori di ricerca? O lo sono già?
  • Expedia dichiara: “Non siamo sicuri, ma siamo sicuri che offrire le migliori possibilità di ricerca e di risultati agli utenti sia il segreto del successo delle OTA. Expedia offre 348.000 strutture solo in Ovest Europa. Le promozioni convertono molto bene sul sito. Le recensioni sono tra le più lette a livello internazionale. Spesso la OTA è il miglior strumento di marketing per una struttura alberghiera”.
  • Mobissimo ricorda la propria strategia: “Noi non vediamo niente. Non solo permettiamo agli utenti di trovare le migliori offerte online, ma diamo raccomandazioni e forniamo agli utenti di avere un miglior quadro sul mercato turistico online”.

Sembra idea comune che, rispetto ai motori di ricerca, le OTA offrano un valore aggiunto: non possono essere considerate solo semplici motori di ricerca. Gli utenti sono sempre più preparati ed esigenti: OTA e meta motori di ricerca possono offrire diversi sistemi e diverse possibilità agli utenti per trovare soluzioni sempre più raffinate.

Fonte: Booking

lunedì 16 novembre 2009

Il web 2.0

Il web 2.0 svolge un ruolo importane nel settore alberghiero per la sua sempre maggiore diffusione. Sempre di più, infatti, oggi i viaggiatori scelgono un hotel grazie alla sua reputazione, grazie ai giudizi e ai contenuti che si offrono sui vari siti di internet. Il web 2.0 è un ambiente in cui si sviluppano siti web e applicazioni che permettono a tutti gli utenti di pubblicare i propri testi. I punti principali di questo cambiamento del web sono la partecipazione e la creazione di contenuti da parte degli utenti e il nuovo modo di progettare i siti, sempre più orientato sulle esigenze dei visitatori.

Il travel 2.0, successore dell’1.0, che è stato creato da PhoCusWright, una società di ricerca e consulenza turistica americana. Il travel 1.0, nato intorno al 1995 ha segnato il passaggio dal sistema delle prenotazioni offline a quello online, ed è stato il sistema dominante per oltre un decennio. In questo periodo, la pianificazione del viaggio era concentrata sul prezzo, mentre oggi, con l’avvento del travel 2.0, altri fattori entrano in gioco, e gli alberghi vengono scelti non per il prezzo ma prevalentemente sulla base dei giudizi e delle recensioni degli ospiti.

Nel travel 2.0, infatti, le aziende turistiche si impongono all’attenzione in un’ambiente interattivo più complicato, in continua evoluzione, in cui un nuovo modo di organizzare e ricercare online i viaggi conferisce ai consumatori un potere d’influenza impensabile fino a poco tempo fa. I viaggiatori dispongono delle conoscenze per detenere il controllo del gioco, per trovare e suggerire il viaggio perfetto, non più orientato solo sul prezzo. Yahoo Travel ha constatato (in un sondaggio del 2009) che il 61% degli utenti internazionali ricerca online raccomandazioni e consigli per le vacanze.
Il travel 2.0 prevede un’esperienza online diretta sempre più personalizzata basata sulle esperienze del consumatore e sulla condivisione delle medesime con gli altri di foto, video, recensioni, racconti di viaggio ecc. L’evoluzione di travel 2.0 riguarda tutti gli albergatori. Il fenomeno infatti non coinvolge soltanto una nicchia di esperti viaggiatori ma è dilagante e in continua diffusione tra il pubblico, e gli albergatori che sottovaluteranno i social network turistici (per esempio TripAdvisor) rischiano di essere cancellati dalla concorrenza.

I commenti negativi che può capitare di raccogliere sulla propria struttura turistica non devono scoraggiare, ma vanno considerati come un fattore di crescita, come occasione per mettersi sotto esame e migliorare i propri servizi, per accrescere il dialogo con i clienti e incrementare la qualità.

Insomma, è finito il tempo dei siti internet che promettevano e non mantevano: un albergo vicino al mare che invece non lo era, o una ristorazione di alta cucina quando invece la qualità del cibo era scarsa e il servizio pessimo. La qualità, il rapporto con i clienti, la soddisfazione dell’ospite, anticiparne i desideri, tornano centrali più che mai nell’era del travel 2.0. Il travel 2.0 non è altro che una forma di passaparola moderno, più dirompente.

Fonte: Booking

Crisi e cambiamento

Un ulteriore deterioramento del mercato può portare alla svendita "Per il momento gli albergatori devono impegnarsi nel tentativo di preservare le tariffe". "Può darsi che il mercato si deteriori così tanto da rendere necessari gli sconti. Il precursore degli sconti indiscriminati sono i cosiddetti “pacchetti a valore aggiunto”, che, tradotto, significa offrire gratuitamente tutta una serie di servizi accessori. Ma se le condizioni di mercato si deteriorano eccessivamente, potremo assistere al temuto passaggio alla svendita delle camere."

Si sostiene che gli ultimi dati di PKF mostrino che in Agosto l’occupazione non è calata ma ha mantenuto un livello approssimativamente pari alla media di lungo periodo del 62,8%: "Se si scende oltre a questa media, non mi sorprenderebbe osservare nel 2010 il passaggio dai pacchetti a valore aggiunto alla svendita totale.”

"Con l’occupazione in calo nel mese di ottobre", ha detto McCartin, "sempre più albergatori aumentano il numero di camere assegnate ad intermediari discount. Stanno cercando di preservare le tariffe che pubblicano, ma le camere sono vendute attraverso un sito discount, e questo comunque influisce in qualche modo sull’integrità della tariffa".

Vediamo quindi, in questo caso, che sotto un certo livello di occupazione l’abbassamento delle tariffe è praticamente inevitabile. Quanti hotel italiani hanno livelli di occupazione inferiori al 62,8%, magari nel weekend quando è assente il mercato business? In questi giorni, sarà spesso necessario abbassare le tariffe per aumentare i livelli di occupazione.

Conclusione – crisi e cambiamento

Per tanti hotel italiani, un abbassamento delle tariffe nei periodi di bassa occupazione è l’unica soluzione realistica per poter reagire alla crisi. Dopo aver approfittato per anni di un periodo estremamente positivo in cui tanti hotel hanno raccolto risultati non esattamente meritati, dobbiamo cominciare a relazionarci con la realtà e capire che l’Italia può e deve ritornare un paese competitivo a livello di rapporto qualità/prezzo.

L’altra variabile dell’equazione la conosciamo - è la qualità: qualità della struttura, del personale, del servizio, del sito web che riflette l’immagine della struttura, la qualità del marketing e della promozione offline ed online.

Ci aspetta un momento molto difficile, bisognerà lavorare di più e soprattutto lavorare meglio.
Crisi significa cambiamento profondo, cambio di paradigma. Gli hotel che sono disposti a cambiare usciranno ancora più forti da questo difficile momento economico.

Fonte: Hotel booking
Vincenzo D'Angelo

Il marketing – un’arma importante per mantenere l’integrità delle tariffe.

Il marketing – un’arma importante per mantenere l’integrità delle tariffe.
Si è annunciato che la Best Western a Settembre ha speso in marketing quasi dieci milioni di dollari e che gli investimenti si sarebbero intensificati nei mesi successivi: "Solo nel 2010, si spenderanno oltre 43 milioni".

La Best Western ha sia le risorse, sia la giusta cultura imprenditoriale per investire su web agency e consulenti in grado di mettere in atto piani di marketing aggressivi e raggiungere, con messaggi ben confezionati, nuovi segmenti di consumatori e mercati affluenti. Questa è un’ottima alternativa all’abbassamento delle tariffe.

Ancora una volta, la situazione negli Stati Uniti è molto diversa dalla situazione italiana; oltreoceano sono davvero pochissimi gli hotel che non hanno una presenza su Internet studiata attentamente per la vendita e sostenuta da adeguati investimenti sul mercato online, sul sito web ufficiale, su promozione e marketing.

Senza questa base, ha poco senso parlare di “metodo Cornell”, tantomeno di difesa del brand quando molti siti di hotel italiani sono progettati e promossi in modo quasi amatoriale, perché il direttore li vede come un costo e non come un investimento, o perché la web agency a cui si affida non ha il livello di preparazione e le competenze necessarie.

Innovazione e differenziazione – come aumentare la qualità percepita dell’offerta.
Il marketing dell’hotel non avviene solo online. Sono le buone idee nel marketing della struttura e dei suoi servizi che possono fare una grande differenza. La Starwood ha riscosso un enorme successo nel creare un "Heavenly" brand per i suoi letti, con i relativi “Heavenly” cuscini, lenzuola e coperte. L’”Heavenly” brand di Starwood è un esempio di innovazione nel mercato che permette alla catena non solo di non abbassare le tariffe, ma anche di alzarle per allineare il prezzo alla nuova percezione di qualità dei consumatori.

Un altro modo in cui frequentemente gli hotel statunitensi aumentano il fattore “qualità” dell’equazione qualità/prezzo è attraverso la differenziazione. Molti hotel sono pensati con in mente target specifici, sono quindi tematizzati o almeno fortemente caratterizzati, lanciano un messaggio chiaro, preciso e coinvolgente, online ed offline.

Gli hotel italiani, culturalmente, sono molto più propensi ad allinearsi alla concorrenza che a differenziarsi. C’è una vera e propria paura di uscire dalla “normalità” e si guarda troppo spesso a cosa sta facendo la concorrenza. E se la concorrenza sta sbagliando? In Italia è veramente difficile trovare l’hotel ultra-tecnologico, l’hotel basato sull’interior design, l’hotel romantico solo per coppie…

Non c’è davvero modo di capire cosa distingua un hotel dall’altro. Anzi, un modo c’è. Dato che gli hotel sono molto simili, quello che costa meno è la scelta migliore, la scelta logica che risulta da un’equazione qualità/prezzo in cui la qualità percepita dal consumatore è quasi sempre la stessa (spesso bassa).

Fonte: booking

Non volete svilire il vostro Brand?

Preservare le tariffe aiuta negoziazione e brand reputation.
Si definisce una questione di percezione: "Dobbiamo dire ai potenziali ospiti "Ehi, guardate cosa stiamo aggiungendo alla vostra esperienza di viaggio”, piuttosto che il classico "Vi offriamo lo sconto". Mantenere l’integrità della tariffe aiuta a negoziare i futuri contratti con agenzie e clienti convenzionati.

Bisogna ricordare ai clienti che l’integrità della tariffa è anche fondamentale per proteggere il brand dell’hotel. "Non volete svilire il vostro Brand” "E’ il momento giusto per costruire quote di mercato. Se potete essere sufficientemente aggressivi per attirare nuovi clienti, costruirete nuove quote di mercato durante la recessione e raccoglierete i frutti quando la situazione economica migliorerà. Non volete costruire una quota di mercato che vi percepisca come un hotel-discount. Volete costruire una buona base di clienti che possano suggerire a loro volta l’hotel a dei buoni clienti".
Il fronte del “no agli sconti tariffari” – ma attenti alla situazione italiana
Numerosi studi effettuati dopo la recessione dell’11 Settembre hanno confermato quello che tanti analisti dicono da sempre: la riduzione delle tariffe non è sempre il mezzo migliore per stimolare la domanda. Se gli hotel riescono a mantenere le loro tariffe in periodi di difficoltà, avranno maggiori entrate nei mesi successivi.

E’ necessario contestualizzare questo tipo di considerazioni alla situazione italiana. Per anni la maggior parte delle strutture ricettive del nostro paese hanno approfittato di una situazione che permetteva, anche grazie ai tassi di cambio favorevoli alle valute straniere, di pubblicare tariffe troppo alte, creando rapporti qualità/prezzo negativi che negli Stati Uniti sono inimmaginabili.

Il rapporto qualità/prezzo come determinante nell’abbassamento delle tariffe.
"Impariamo dal passato."
"La peggiore cosa che possiamo fare è farci prendere dal panico ed abbassare le nostre tariffe indiscriminatamente. Abbassare le nostre tariffe indiscriminatamente porta solo ad un crollo del RevPAR".

La Best Western ha un ottimo rapporto qualità/prezzo. Non avrebbe senso, quindi, un indiscriminato abbassamento delle tariffe, perché il problema, in questo caso, non è una tariffa troppo alta e fuori mercato.

Nella situazione italiana invece è evidente come le tariffe siano il più delle volte troppo alte e fuori mercato. Si spiega così, quest’estate, il dirottamento delle scelte di tanti viaggiatori statunitensi da viaggi in Italia a vacanze in Messico, Sudamerica, Spagna ed Europa dell’Est. Quando la priorità assoluta del viaggiatore non è “visitare l’Italia”, ma "conoscere un'altra cultura, godersi cibo, musica, sole e spiagge” tante altre destinazioni sono al momento molto più competitive dell’Italia come rapporto qualità/prezzo.

Fonte: Hotel Marketing

Come reagire alla crisi senza abbassare le tariffe

Nonostante il crollo dell’occupazione ed il calo delle revenue, l’ultima ricerca di Smith Travel Research mostra che l’average daily rate (media percentuale quotidiana) degli hotel è cresciuta nell’ultimo mese del 3%. Come si spiega questo tipo di tendenza? Gli hotel stanno aumentando le tariffe in un momento di recessione economica? A queste e tante altre domande risponderemo oggi, scoprendo insieme quello che possiamo definire “Il metodo Cornell – come reagire alla crisi senza abbassare le tariffe”.
La situazione italiana è molto diversa da quella statunitense, e cercheremo di mettere in risalto perché, in Italia, un abbassamento delle tariffe sia spesso necessario in un momento economico come quello attuale. Riteniamo sia comunque molto importante parlare del “metodo Cornell” per capire che nella promozione degli hotel il bianco e nero non è la soluzione migliore, ma ci sono tante strategie diverse e a volte contrapposte che ogni hotel deve saper utilizzare a seconda dei momenti, delle esigenze e delle possibilità.

L’effetto della crisi su ADR (average daily rate), occupazione e RevPAR.
I dati annuali di Smith Travel Research fino a ottobre mostrano un’ADR in crescita del 3.7%, con un calo dell’occupazione del 3% fino al 62.9%, ed una crescita dello 0,6% del RevPAR fino a € 67,58. Nel terzo trimestre, tuttavia, il RevPAR è calato dell’1.1%, muovendosi "in territorio negativo per la prima volta dal secondo trimestre del 1993, ponendo fine ad un trend positivo di aumenti trimestrali costanti nel RevPAR durato 16 anni", ha dichiarato Bobby Bowers, Vice Presidente di Smith Travel Research. "Ci aspettiamo una situazione sempre più difficile da gestire nell'ultimo trimestre del 2009. L’offerta di camere continuerà a crescere, mentre la domanda probabilmente rimarrà debole in numerosi mercati a causa dell’intensificarsi della recessione."

Ridurre le spese al viaggiatore senza intaccare l’integrità delle tariffe.
In questo periodo di difficoltà economica, gli analisti ricordano costantemente a proprietari e direttori di hotel quanto tempo ci sia voluto per recuperare l’integrità delle tariffe dopo le svendite seguite all’11 settembre.Per il momento, stanno cercando di attirare viaggiatori con pacchetti speciali ed extra che riducano le spese complessive al viaggiatore senza sconti sulla tariffa delle camere. L'estate scorsa, i buoni benzina sono stati la promozione che ha riscosso più successo. Quest'inverno, molti hotel offriranno invece colazioni e parcheggi gratuiti, o rimborsi spese per le crescenti tasse imposte dalle compagnie aeree.

Fonte: Hotel Marketing

TripAdvisor, Oyster Hotel reviws e Zoover.

TripAdvisor, presenta il Customer Satisfaction Index e l’importanza dei contributi sia della gente che degli albergatori. “E’ un ambiente fortemente affidabile, l’affidabilità è fondamentale per la nostra attività. C’è una grande comunità che non aspetta altro che di condividere le proprie esperienze, belle o brutte, e sulla base di queste portare avanti le proprie scelte“.

Oyster è un diverso sistema, basato su recensioni realizzate da uno staff di professionisti inviati nelle varie strutture per scrivere reviews più obiettive possibili: “Si distingue da Tripadvisor perchè in questo caso sono dei giornalisti con esperienza a riportare oltre 100 recensioni di hotel. Su Tripadvisor sono oltre 100 gli utenti che possno scrivere su uno stesso hotel”

Zoover conferma che è importante che i contenuti siano affidabili, ma la gente ha sempre a disposizione milioni di fonti a cui attingere e da mettere a confronto per farsi un’idea più precisa.

Si discute anche dell’importanza per l’albergatore di intervenire rispondendo alle recensioni: “E’ difficile imparare e conoscere, monitorare, controllare ogni fonte, e non tutti gli albergatori riescono a farlo“. TripAdvaisor dichiara che è fondamentale dialogare con i propri clienti, essere on-line, partecipare, avere un buon booking engine (motere di prenotazione) e un buon sito, perchè ormai il turismo è un business on-line.

Viene affrontato brevemente anche il problema delle recensioni false, a mio parere non abbastanza approfonditamente, ma Frua rilascia le stesse dichiarazioni già più volte diffuse attraverso i media:

“Vogliamo essere affidabili nei nostri contenuti. Riceviamo milioni di recensioni, il nostro sistema è molto complesso, e cerchiamo di migliorarlo e farlo crescere il più possibile.”

Fonte: Hotel Marketing

domenica 15 novembre 2009

Essere sulle OTA equivale a mettere un cartellone pubblicitario.

Sebbene sia auspicabile una graduale disintermediazione e un rafforzamento del canale diretto di vendita, apparire sui portali online porta anche i suoi vantaggi e paradossalmente, può aiutare proprio il processo di disintermediazione.

Alcune strutture i cui dati erano già monitorati con strumenti di web analytics e che avevano un buon sito ufficiale, una volta che hanno deciso di migliorare la visibilità sui portali (aumentando il numero di portali partner e cercando di ottenere un ranking (classifica) migliore all’interno della OTA) hanno visto un aumento del traffico diretto proveniente dai motori di ricerca con keyword brand name e un aumento di prenotazioni dirette. Questo fenomeno è facilmente spiegabile: immaginiamo una situazione tipo, in cui un utente decide di andare in vacanza a Ischia e analizziamo il suo probabile percorso di prenotazione.

  • L’utente effettua una ricerca generica su Google, del tipo “hotel ischia”
  • Entra in siti generici di recensioni o comparazione prezzi, tra cui anche OTA
  • Prende nota degli hotel più interessanti
  • Torna a cercare sul motore di ricerca il brand name degli hotel che gli sono piaciuti di più ed atterra sui siti ufficiali dove concluderà la prenotazione se troverà le condizioni ideali.
Le OTA sono spesso per l’utente il più vero “motore di ricerca” di alberghi: in un unico sito può trovare le informazioni, le immagini, i video, le recensioni ed i prezzi da mettere a confronto per scegliere l’albergo dove soggiornare e di cui eventualmente andare a cercare il sito ufficiale.

Essere visibili sulle OTA equivale a collocare dei cartelloni e manifesti pubblicitari sulle pareti dei palazzi e lungo le autostrade. La gente li vede e per acquistare quello che pubblicizzano si reca nei negozi di quella marca o sul sito ufficiale del brand. In altre prole, le OTA portano visibilità e aumentano la “brand awareness” (diffusione del marchio).

Comparire sulle OTA aumenta le prenotazioni dirette, l’effetto che ha la presenza di un hotel su Expedia sulle prenotazioni non effettuate tramite portale, ha l’andamento delle conversioni sul sito ufficiale di 4 hotel prima e dopo l’apertura del canale di vendita su Expedia. Si tratta di 3 hotel appartenenti a catene alberghiere e 1 hotel indipendente.

Chris Anderson dichiara che il risultato nei primi tre casi risulta “sporcato” dall’appartenenza ad
una catena alberghiera. L’aumento è minore nel caso degli hotel “brandizzati” perché sul sito ufficiale della catena visitato dall’utente successivamente al portale, è più probabile che l’utente trovi ulteriori alternative all’hotel che ha visto su Expedia.

Parallelamente al traffico e alle conversioni, è aumentato anche l’ADR (Average Daily Rate -media percentuale quotidiana-), molto probabilmente a causa dell’aumento generale dell’occupazione.

Questi risultati emergono in un momento difficile e importante nei rapporti tra hotel e OTA: la dimostrazione che la visibilità offerta dalle OTA produce un effettivo e concreto aumento delle prenotazioni dirette, dovrebbe far riflettere molti albergatori che difendono la totale disintermediazione, senza valutare le reali conseguenze di un completo abbandono dei portali.

Fonte: Hotel marketing

venerdì 13 novembre 2009

Guide turistiche, cataloghi e pubblicità continuano ad influenzare gli utenti.

Accanto al prezzo e alle recensioni, sembra infatti che in alcuni Paesi europei gli utenti siano ancora fortemente condizionati dalle informazioni divulgate dalle guide turistiche, i cataloghi e le pubblicità.

Gli Italiani si lasciano guidare dal rapporto qualità/prezzo e dalle recensioni on-line.
Gli Italiani, come per altro gli Spagnoli, i Tedeschi e gli Olandesi, compiono le loro scelte di viaggio soprattutto guidati dal prezzo e dalle recensioni di chi ha soggiornato prima di loro nell’hotel.

Sono stati in molti gli Italiani che, evidentemente influenzati dalla crisi economica, si sono affidati ad Internet per trovare le offerte migliori, non soltanto dal punto di vista tariffario, ma anche del servizio. Più che prezzi bassi, dunque, hanno ricercato un migliore rapporto qualità/prezzo, consultando oculatamente sia siti di hotel e agenzie on-line, che social media e siti di recensioni turistiche.

In questo Italia e Germania hanno dimostrato atteggiamenti analoghi: il 34% degli Italiani intervistati e il 35% dei Tedeschi, hanno dichiarato che per loro il fattore determinante è stato il prezzo, seguito subito dopo dalle recensioni on-line, determinanti per il 29% degli Italiani e per il 27% degli Spagnoli.

Nel caso dell’Olanda, la maggioranza ha addirittura dichiarato di considerare le recensioni il fattore maggiormente determinante: il 34% degli intervistati dunque, per una struttura con buoni commenti, è disponibile anche a spendere di più. Molto interessante è il fatto che in alcuni Paesi europei continuino ad essere determinanti le forme promozionali più tradizionali. A differenza dell’Italia, in cui solo il 2% ed il 7% dei votanti hanno dimostrato di trovare importanti guide turistiche e pubblicità/cataloghi, nel Regno Unito il 45% degli utenti preferiscono i consigli delle Guide turistiche (Frommer’s e Lonely Planett sono tra le più utilizzate in Inghilterra).

In Francia invece la maggioranza, addirittura il 60% dei votanti, si affida ancora ai classici Tour Operator, che offrono loro viaggi all-inclusive.

Tariffe on-line e recensioni, non sono dunque l’unico aspetto da curare per un hotel, ma è importante non dimenticare l’universo off-line, che in Europa ancora guida le scelte di molti viaggiatori. In ultima analisi, è fondamentale che gli albergatori prendano seriamente in esame questi dati, per promuovere al meglio la propria struttura anche all’estero, andando a condizionare un mercato sempre più competitivo e saturo di offerte.
Fonte: Booking

giovedì 12 novembre 2009

“Long tail keywords”

Nonostante le OTA in generale rappresentino la categoria più visitata nel settore dell’online travel, proprio le “Big Seven” Online Travel Agencies, ovvero Expedia, Hotels.com, Orbitz, Cheaptickets, Travelocity, Priceline e Hotwire, hanno veicolato un minor traffico rispetto agli anni precedenti.

Precisamente, la percentuale degli utenti che solitamente prenota attraverso un portale affidandosi ad una delle sette “Big” sopra citate, è sceso, negli ultimi due anni, dal 79% al 72%.

I portali minori a cavallo della coda lunga
Il dato dimostra come molti intermediari minori siano riusciti a ritagliarsi uno spazio nel mercato, aprendo una breccia nel muro delle grandi. Numerose agenzie online, specializzate per collocazione territoriale o per tipologia di servizi offerti, hanno infatti tentato di frammentare il mercato ed andare ad attrarre specifiche categorie di utenti, cavalcando il principio della “coda lunga” (long tail) caratteristico del business online (vedi Come rendere il sito dell’hotel rintracciabile tramite le long long tail…). L’aumento della popolarità di queste piccole OTA risponde ad una crescente richiesta, da parte dei consumatori, di un servizio sempre più targettizzato e tagliato su misura per le proprie esigenze.

Tutto ciò può sicuramente essere inteso come un dato positivo, in grado di ampliare il mercato, favorire la concorrenza, e in certa misura anche la disintermediazione. Anche se per le piccole OTA non sarà facile far crollare l’egemonia delle grandi, c’è dunque senza dubbio la possibilità di muoversi con maggiore libertà per espandersi nella propria fetta di mercato.

Le query specifiche sovvertono le gerarchie.
Al fine di approfondire questo fenomeno, e capire quali risultati derivino effettivamente da ricerche non generiche, vi invitiamo a fare un esperimento, provando a ricercare su Google alcune categorie di alberghi con caratteristiche specifiche nella vostra destinazione, sia sul dominio “.com” che “.it” di Google. Noi stessi stiamo sviluppando la stessa ricerca e presto pubblicheremo i risultati.

Provate a ricercare hotel appartenenti a particolari categorie, ad esempio:
Su Google.it: albergo benessere firenze - hotel benessere firenze - albergo di design firenze - hotel di design a firenze - albergo eco sostenibile firenze – hotel eco sostenibile firenze – albergo per gay firenze – hotel per gay firenze – albergo animali ammessi firenze – hotel animali ammessi firenze – albergo per celiaci firenze – hotel per celiaci firenze. Su Google.com: wellness hotel florence – design hotel florence – eco hotel florence – green hotel florence – gay friendly hotel Florence – pet friendly hotel Florence – gluten free hotel florence.

Vedrete che, effettuando ricerche per queste query specifiche, le grandi OTA non appaiano quasi mai nelle prime posizioni, che risultano invece occupate da portali più piccoli e specializzati, o da siti ufficiali di alberghi che offrono servizi particolari.

É di grande importanza per OTA ed alberghi che operano in queste nicchie di mercato, riuscire a posizionarsi bene per le keyword specifiche che meglio identificano i servizi offerti ed il linguaggio del target di riferimento. Molti utenti, tendono ad utilizzare i motori di ricerca per cercare informazioni ed offerte tematizzate, bypassando così i grandi portali, che presentano spesso ottime promozioni, ma di carattere molto più generico. Quando gli utenti hanno le idee chiare sul tipo di servizio che intendono cercare, useranno per la ricerca delle query specifiche, che con buone probabilità, daranno come risultato una serie di link che puntano a domini specializzati in tali servizi.

Essere ben posizionati per le cosiddette “Long tail keywords” può quindi risultare un’ottima pratica per veicolare potenziali clienti targettizzati al proprio sito o al proprio portale.

Fonte: Booking
Vincenzo D'Angelo

lunedì 9 novembre 2009

Last Room Avaibility

La Last Room Avaibility potrebbe diventare un fattore decisivo nelle trattative tra intermediari ed hotel. Expedia è la prima OTA a voler imporre questa clausola nei nuovi contratti, ma non è un’ipotesi infondata che presto anche gli altri portali facciano la stessa richiesta.

HotelMarketing ha pubblicato proprio pochi giorni fa un interessante sondaggio relativamente alla LRA, a cui hanno risposto in 500 tra piccoli hotel indipendenti, grandi catene alberghiere e persino OTA, situati in Nord America, Europa ed Asia. Il 90% di questi non ha mai sottoscritto tale clausola e solo il 10% di alberghi e catene, soprattutto dislocati in Europa e Nord America, ha accettato questi termini.

L’attuale modello di distribuzione sulle OTA prevede che l’hotel sia libero di aprire e chiudere il canale a proprio piacimento salvo allotment prestabiliti, a seconda del periodo e dell’occupazione. Se invece viene introdotta la LRA, questo non è possibile.

D’altra parte in caso di LRA, potrebbe esservi un vantaggio dal punto di vista economico, dal momento che le commissioni imposte possono essere rinegoziate e possono scendere fino al 10% se si tratta di grandi catene alberghiere, o del 12-20% se si tratta di piccoli hotel.
La LRA può essere conveniente?

Accettare la Last Room Avaibility può avere un valore strategico o meno per l’hotel, a seconda dei casi. E’ bene prenderla in considerazione solo se difficilmente andrà ad intralciare la propria strategia di vendita diretta e se accompagnata da commissioni ridotte.

Molto dipende dal tasso occupazionale: alberghi che solitamente durante l’anno poche volte riescono a riempire tutte le camere, non dovrebbero essere disturbati troppo dalla LRA. Per hotel che invece hanno maggior facilità a raggiungere un tasso di occupazione pieno sia in alta che in bassa stagione grazie alle vendite dal sito ufficiale, la LRA potrebbe anche risultare dannosa.

L’importante, come evidenziato dal sondaggio, è che i costi di commissioni siano rinegoziati ed abbassati, in modo da poter continuare ad avere un ampio margine di gestione delle tariffe: se si sottoscrive una LRA con commissioni del 20-35% come quelle di Expedia, si potrebbe davvero incorrere in gravi danni economici o, come ha dichiarato uno dei partecipanti alla ricerca, sarebbe come commettere un “revenue suicide”.

Fonte: Hotel marketing